Cosenza, aggressione in pieno giorno all’Autostazione: «Tutti guardavano, nessuno interveniva»
La testimonianza affidata ai social da una ragazza che racconta di aver assistito all’aggressione di una donna. «Capisco la paura, ma si potevano chiamare le forze dell’ordine»
02 OTT - COSENZA – Un'aggressione in pieno giorno, davanti a numerose persone, e la sensazione che nessuno volesse intervenire. È il racconto affidato ai social da una ragazza cosentina che riferisce di aver assistito a una scena di violenza all'interno dell'Autostazione di Cosenza.
Secondo la sua testimonianza, un uomo che appariva in stato di alterazione avrebbe aggredito fisicamente una donna davanti a circa venti persone, tra passeggeri, autisti e personale presente nella struttura.
A colpirla, racconta, non sarebbe stata soltanto la presunta aggressione, ma soprattutto la reazione di chi avrebbe assistito alla scena.
«Ieri pomeriggio, all'Autostazione di Cosenza, ho assistito a una scena che mi ha lasciata profondamente disgustata», racconta la giovane nel suo post. «Un uomo, apparentemente ubriaco, stava mettendo le mani addosso a una donna».
La ragazza sottolinea come l'episodio sarebbe avvenuto in pieno pomeriggio e in presenza di numerose persone.
«C'erano circa venti persone alla fermata. Uomini, donne, passeggeri, controllori, autisti. E sapete cosa è successo? Niente. Tutti a guardare».
Secondo il suo racconto, sarebbe stata lei la prima a intervenire fisicamente per cercare di allontanare l'uomo dalla donna. «Io, una ragazza alta un metro e cinquanta, mi sono messa in mezzo e ho cercato di allontanare quell'uomo dalla donna. E soltanto dopo il mio intervento, improvvisamente, altre persone hanno trovato il coraggio di muoversi».
Nel suo sfogo, la giovane precisa di comprendere la paura che può accompagnare situazioni potenzialmente pericolose e di non ritenere necessario esporsi fisicamente quando questo può mettere a rischio la propria incolumità.
Il punto della sua denuncia riguarda soprattutto la possibilità di chiedere aiuto senza necessariamente intervenire direttamente.
«Capisco la paura. Capisco che intervenire fisicamente possa essere rischioso. Nessuno deve sentirsi obbligato a mettersi in pericolo. Ma tra “mettersi fisicamente in mezzo” e “non fare assolutamente nulla” c'è un abisso».
Secondo la ragazza, in una situazione del genere sarebbe stato possibile «chiamare immediatamente Polizia o Carabinieri», chiedere l'intervento del personale o attirare l'attenzione delle altre persone presenti.
Da qui anche una domanda rivolta a chi avrebbe avuto responsabilità nell'ambito della sicurezza della struttura: «Dove erano coloro che in quel momento avevano il compito di occuparsi della sicurezza e dell'ordine all'interno dell'autostazione?».
La giovane precisa infine di non voler trasformare il proprio gesto in un motivo di celebrazione personale.
«Non sto raccontando questa storia per sentirmi dire “brava”. La cosa che mi fa rabbia è che non avrei dovuto essere io a dover intervenire per prima».
Il suo messaggio è rivolto soprattutto a chi dovesse trovarsi ad assistere a episodi simili: «La prossima volta che vedete una persona aggredita, non giratevi dall'altra parte. Se non potete intervenire fisicamente, chiamate le forze dell'ordine. Chiedete aiuto. Fate qualcosa».
Il racconto si conclude con una frase che sintetizza il senso della testimonianza: «All'Autostazione di Cosenza, davanti a circa venti persone, il silenzio è durato finché qualcuno non ha deciso di romperlo. Quel qualcuno, purtroppo, sono stata io».
Vicende di questo tipo riportano al centro anche il tema dell'effetto spettatore, fenomeno studiato dalla psicologia sociale secondo cui, in presenza di numerosi testimoni, la responsabilità percepita di intervenire può distribuirsi tra i presenti, rendendo meno probabile un'azione individuale.
Nel caso raccontato sui social, resta da verificare la dinamica dell'episodio e non risultano, dal testo della testimonianza, elementi sufficienti per ricostruire autonomamente quanto accaduto. La denuncia della giovane pone tuttavia l'attenzione sul ruolo che possono avere i presenti davanti a una situazione di possibile pericolo, anche attraverso una semplice richiesta tempestiva di aiuto alle forze dell'ordine.



Commenti