top of page

Lamezia Terme, accusato di caporalato e sfruttamento: imprenditore assolto perché il fatto non sussiste

15 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Il Tribunale di Lamezia Terme ha assolto con formula piena il legale rappresentante di una società di noleggio veicoli. La difesa, affidata all’avvocato Chiara Penna, ha contestato l’esistenza di una responsabilità penale per gli orari di lavoro e le irregolarità retributive ipotizzate dalla Procura


09 SET - LAMEZIA TERME (CZ) – Si è conclusa con una assoluzione con formula piena la vicenda giudiziaria che vedeva imputato C. S., imprenditore operante nel settore del noleggio di mezzi di trasporto.


Il Tribunale di Lamezia Terme ha assolto l’imputato dall’accusa di caporalato e sfruttamento del lavoro, contestata ai sensi dell’articolo 603-bis, comma 1, n. 2, del codice penale, in relazione all’articolo 81 del codice penale, con la formula «perché il fatto non sussiste».


L’imprenditore è stato assistito e difeso dall’avvocato Chiara Penna, del Foro di Cosenza.


Secondo l’ipotesi accusatoria formulata nel corso del procedimento, l’imprenditore, nella sua qualità di legale rappresentante della società, avrebbe approfittato dello stato di bisogno di due lavoratrici, sottoponendole a condizioni di lavoro ed economiche ritenute sfavorevoli e non conformi alla contrattazione collettiva di riferimento.


Tra le condotte contestate figuravano presunte irregolarità nella gestione dei rapporti di lavoro, oltre all’applicazione di orari e turni particolarmente gravosi a fronte di compensi che, secondo l’accusa, sarebbero stati inferiori ai livelli retributivi previsti.


La Procura aveva inoltre contestato una gestione delle ferie ritenuta non conforme ai diritti delle lavoratrici e, nei confronti di una delle dipendenti, la presunta richiesta di tornare a svolgere l’attività lavorativa durante il periodo di convalescenza successivo a un intervento chirurgico.


Sempre secondo l’impostazione accusatoria, le condizioni lavorative contestate sarebbero state accettate dalle due dipendenti anche in ragione del timore di perdere il posto di lavoro qualora avessero rifiutato le condizioni imposte.


Un quadro che, nell’ipotesi della Procura, avrebbe potuto configurare gli estremi del reato previsto dall’articolo 603-bis del codice penale, relativo all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro.


Le contestazioni sono state però oggetto di approfondimento nel corso del dibattimento.


Al termine del processo, dopo l’esame degli elementi acquisiti e delle argomentazioni della difesa, il Tribunale di Lamezia Terme ha pronunciato una sentenza di assoluzione nei confronti dell’imprenditore.


La formula scelta dal collegio è quella più netta: «perché il fatto non sussiste».


La decisione esclude quindi la sussistenza del fatto di reato contestato all’imputato, ponendo fine, allo stato, alla vicenda giudiziaria.


La difesa, rappresentata dall’avvocato Chiara Penna, aveva sostenuto l’insussistenza dei presupposti necessari per configurare una responsabilità penale a carico dell’imprenditore.


L’esito del dibattimento ha portato il Tribunale a non riconoscere la responsabilità penale dell’imputato in relazione alle contestazioni formulate dalla Procura.


La sentenza chiude così il procedimento con una piena assoluzione, restituendo all’imprenditore la possibilità di lasciarsi alle spalle un’accusa particolarmente grave e di proseguire la propria attività professionale.

Commenti


bottom of page