Maxi blitz contro la ’ndrangheta a Reggio Calabria: 79 misure cautelari, nel mirino anche gli appalti ferroviari
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14 LUG - REGGIO CALABRIA – Dalle presunte infiltrazioni negli appalti ferroviari al traffico di droga, passando per estorsioni, armi e riti di affiliazione mafiosa. È il quadro delineato dalla maxi operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, che dalle prime ore di oggi ha visto impegnati oltre 500 uomini della Polizia di Stato e dell'Arma dei Carabinieri.
L'attività ha portato all'esecuzione di 79 misure cautelari, di cui 73 in carcere e 6 agli arresti domiciliari, in esecuzione di tre ordinanze emesse dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria.
Agli indagati – la cui responsabilità dovrà essere accertata nel corso del procedimento e nel rispetto della presunzione di innocenza – vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti aggravati dal metodo mafioso, estorsione, detenzione e porto illegale di armi, anche da guerra, riciclaggio, rapina e trasferimento fraudolento di valori.
Le indagini, condotte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri, dalla Squadra Mobile, dalla Sisco e dalla Compagnia Carabinieri di Reggio Calabria, avrebbero consentito di ricostruire gli assetti organizzativi delle cosche De Stefano-Tegano-Condello-Logiudice, attive nel mandamento Centro del capoluogo, oltre ai collegamenti con altre articolazioni criminali operanti nelle zone di Orti, Arghillà, Oliveto e Croce Valanidi.
Secondo gli investigatori, nel corso di riunioni riservate sarebbero stati ridefiniti gli equilibri tra le famiglie mafiose, assegnati ruoli di comando, organizzati riti di affiliazione e gestiti i proventi delle attività illecite.
Uno dei filoni più rilevanti dell'inchiesta riguarda le presunte infiltrazioni nel settore degli appalti per la manutenzione e la pulizia dei treni e degli impianti del polo ferroviario di Reggio Calabria, ritenuto dagli inquirenti un comparto strategico per gli interessi della criminalità organizzata.
Le indagini avrebbero evidenziato presunte ingerenze nei rapporti con le imprese appaltatrici, nella gestione del personale e nelle dinamiche sindacali.
L'inchiesta avrebbe inoltre documentato l'attività di due presunte organizzazioni dedite al traffico e allo spaccio di cocaina, eroina e marijuana, operative nei quartieri di Santa Caterina e Arghillà.
Nel corso dell'operazione sono stati sequestrati quantitativi di sostanze stupefacenti, numerose armi clandestine – tra cui fucili a canne mozze e fucili a pompa – e sei società ritenute riconducibili ad alcuni degli indagati. Contestualmente sono state eseguite numerose perquisizioni a Reggio Calabria e in altre province italiane.
Tra gli elementi emersi dall'inchiesta figura anche il presunto coinvolgimento di un gruppo appartenente alla comunità rom di Arghillà, che, secondo l'ipotesi investigativa, avrebbe operato come "braccio armato" di alcune cosche riconducibili alle famiglie di Archi.
Gli approfondimenti investigativi proseguono per chiarire tutti gli aspetti dell'organizzazione e i rapporti tra i diversi gruppi criminali coinvolti.



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