‘Ndrangheta e affari nel calcestruzzo, confisca definitiva da 162 milioni
Colpiti terreni, immobili, società, mezzi e rapporti finanziari riconducibili a tre imprenditori catanzaresi coinvolti nell’inchiesta “Coccodrillo”. Le indagini avevano fatto emergere rapporti con diverse cosche della ‘ndrangheta e un summit nei cantieri dell’A2
15 SET - CATANZARO – Un patrimonio di oltre 162 milioni di euro è stato oggetto di una confisca definitiva eseguita dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro. Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Catanzaro al termine di un procedimento di prevenzione avviato dalla Procura della Repubblica, riguarda beni riconducibili a tre imprenditori catanzaresi coinvolti nell’inchiesta denominata “Coccodrillo”.
La misura di prevenzione patrimoniale è diventata definitiva dopo la conclusione dei procedimenti giudiziari che hanno interessato i tre imprenditori, nei cui confronti erano emersi rapporti con ambienti della criminalità organizzata calabrese.
L’indagine, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, aveva ricostruito rapporti con esponenti delle famiglie di ‘ndrangheta Mazzagatti di Oppido Mamertina, Arena di Isola Capo Rizzuto e Grande Aracri di Cutro.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i rapporti con gli ambienti mafiosi avrebbero favorito le imprese riconducibili agli imprenditori nell'acquisizione di commesse e nel consolidamento della loro posizione nel settore della produzione e fornitura di calcestruzzo, oltre che nell'edilizia pubblica e privata.
Le stesse relazioni, secondo l'impostazione accusatoria, avrebbero inoltre consentito alle imprese di sottrarsi a richieste estorsive.
Nell'ambito di precedenti attività investigative erano emersi anche elementi relativi ai tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nei lavori di ammodernamento del tratto dell'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria compreso tra Pizzo Calabro e Cosenza, oggi A2 Autostrada del Mediterraneo.
In particolare, le indagini avevano documentato un summit interprovinciale di ‘ndrangheta all'interno di un cantiere riconducibile agli imprenditori interessati dal procedimento.
Al termine del procedimento “Coccodrillo”, i tre imprenditori sono stati riconosciuti responsabili, a vario titolo, dei reati di concorso esterno in associazione mafiosa, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori ed estorsione.
Le relative condanne sono diventate definitive, con pene comprese tra 8 anni e 10 mesi e 3 anni di reclusione.
Gli esiti giudiziari hanno quindi determinato, secondo quanto riferito dalla Guardia di Finanza, l'inquadramento dei tre soggetti tra quelli destinatari delle misure previste dal Codice antimafia per la pericolosità sociale qualificata.
Parallelamente, gli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro hanno svolto approfondimenti di natura economico-patrimoniale, ricostruendo la consistenza dei beni riconducibili agli imprenditori e ai loro familiari.
Le verifiche avrebbero portato all'individuazione di numerose società e consorzi nella sostanziale disponibilità dei destinatari della misura, in alcuni casi schermati attraverso l'utilizzo di prestanome.
Secondo gli accertamenti, il patrimonio individuato sarebbe risultato fortemente sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.
La confisca definitiva comprende un patrimonio articolato, composto da:
numerose unità immobiliari;
diversi terreni situati nel territorio di Catanzaro e provincia e a Cirò Marina;
quote di partecipazione in società di capitali con sede a Catanzaro, provincia e Firenze;
società operanti nell'edilizia pubblica e privata;
patrimoni aziendali;
un rilevante impianto per la produzione di calcestruzzo situato a Catanzaro;
autoveicoli e macchine operatrici;
rapporti bancari.
Il valore complessivo dei beni sottoposti a confisca definitiva supera i 162 milioni di euro.



Commenti