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Pellet scaduto e con marchio falso: maxi sequestro da oltre 250 tonnellate tra Calabria e Puglia

  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

07 MAR - GIOIA TAURO (RC) – Oltre 250 tonnellate di pellet di origine turca, ritenuto non conforme agli standard di qualità e con marchio di certificazione contraffatto, sono state sequestrate dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’operazione contro le frodi commerciali nel settore dei combustibili.


L’intervento è stato eseguito dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Gioia Tauro e di Lecce al termine di una complessa attività investigativa finalizzata a individuare la vendita sul mercato italiano di prodotti non conformi alla normativa.


Le indagini, condotte dal Gruppo della Guardia di Finanza di Gioia Tauro e dalla Compagnia di Otranto, hanno consentito di ricostruire una filiera di distribuzione di pellet proveniente dalla Turchia e destinato alla commercializzazione in Italia.


Secondo quanto emerso dagli accertamenti, il prodotto sequestrato presentava diverse irregolarità. Sui sacchi, infatti, mancavano le indicazioni relative all’importatore e altre informazioni obbligatorie per il consumatore, elementi fondamentali per garantire la tracciabilità del prodotto.


Ulteriori verifiche hanno inoltre accertato che sui sacchi era apposto il marchio di qualità “ENplus A1”, risultato contraffatto. Si tratta di una certificazione internazionale che attesta elevati standard qualitativi del pellet e controlli lungo tutta la filiera produttiva.


Le Fiamme Gialle hanno inoltre scoperto che il pellet sequestrato non solo non rispettava i requisiti previsti, ma risultava addirittura scaduto da diversi anni.


Al termine delle indagini, due imprenditori – uno calabrese e uno salentino – sono stati denunciati alle autorità giudiziarie. Nei loro confronti vengono ipotizzati i reati di frode in commercio e introduzione nello Stato e vendita di prodotti con segni falsi.


L’operazione conferma l’impegno della Guardia di Finanza nel contrastare la diffusione di prodotti non genuini o potenzialmente pericolosi, che oltre a rappresentare un rischio per l’ambiente e la salute dei consumatori creano anche una concorrenza sleale nei confronti delle imprese che operano nel rispetto delle regole.

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