Rapimento della piccola Sofia, condanna a 5 anni e 4 mesi per Rosa Vespa
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26 MAR - COSENZA – È stata condannata a 5 anni e 4 mesi di reclusione Rosa Vespa, imputata nel caso del rapimento della neonata Sofia. La sentenza è stata pronunciata dal Tribunale di Cosenza al termine del processo con rito abbreviato dal GUP Letizia Benigno, con il riconoscimento del risarcimento alle parti civili.
Una vicenda che ha profondamente scosso la città, ricostruita in aula nei suoi passaggi principali: dalla finta gravidanza portata avanti per mesi fino al rapimento della bambina nella Clinica Sacro Cuore e al ritrovamento poche ore dopo.
Nel corso della requisitoria, il pubblico ministero Antonio Bruno Tridico aveva chiesto una condanna a 8 anni, sostenendo la piena capacità di intendere e di volere dell’imputata. Secondo l’accusa, la donna avrebbe agito con lucidità e consapevolezza, pianificando il gesto sin dalla simulazione della gravidanza fino al rapimento.
Una linea condivisa anche dai consulenti tecnici nominati dal tribunale, che hanno descritto l’azione come consapevole e organizzata. Di diverso avviso la difesa, rappresentata dagli avvocati Teresa Gallucci e Gianluca Garritano, secondo cui non vi sarebbe stata alcuna pianificazione e la donna avrebbe agito in una condizione di fragilità psicologica. I legali avevano chiesto l’assoluzione per incapacità totale o, in subordine, il riconoscimento di una capacità parziale.
Nel processo si sono costituite parti civili i genitori della neonata, Valeria Chiappetta e Federico Cavoto, assistiti dagli avvocati tra cui Chiara Penna, che ha evidenziato la lucidità dell’imputata e individuato nel movente il timore di perdere il marito.
Secondo quanto emerso dalle indagini, Rosa Vespa avrebbe simulato per mesi una gravidanza, costruendo una rete di menzogne sempre più complessa. Il 21 gennaio 2025 si sarebbe poi introdotta nella Clinica Sacro Cuore fingendosi un’operatrice sanitaria, riuscendo a portare via la neonata con un pretesto.
La bambina è stata ritrovata dopo circa tre ore nell’abitazione della donna a Castrolibero, dove era in corso una festa organizzata per celebrare la nascita di un figlio mai esistito. La piccola, fortunatamente in buone condizioni, è stata subito restituita ai genitori.
La vicenda resta uno dei casi di cronaca più sconvolgenti degli ultimi anni in Calabria, per la dinamica dei fatti e per il contesto in cui è maturata.



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