Rosa Vespa rompe il silenzio a Porta a Porta: «Volevo solo un bambino»
- 3 apr
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03 APR - ROMA - Dopo la condanna a 5 anni e 4 mesi per il rapimento della neonata Sofia dalla clinica Sacro Cuore di Cosenza, Rosa Vespa è tornata a parlare pubblicamente.
La donna è stata ospite su Rai 1 del programma condotto da Bruno Vespa, dove ha raccontato la sua versione dei fatti e il disagio vissuto prima del gesto.
Nel corso dell’intervista, Vespa ha spiegato le motivazioni che l’avrebbero spinta al rapimento:
«Volevo un bambino da stringere, per sentire il sentimento della maternità. Ho commesso un errore e non voglio scappare dal giudizio».
La donna ha descritto un periodo segnato da sofferenza e difficoltà interiori, parlando di un dolore mai espresso e di un disagio vissuto in silenzio.
Rispondendo alle domande sulla possibile premeditazione, Vespa ha negato di aver pianificato il gesto:
«Non ho architettato nulla. Non lo so spiegare cosa sia successo. Lo vivevo come un sogno».
Ha poi raccontato i momenti successivi al rapimento:
«L’ho presa, l’ho abbracciata, le ho dato affetto. Come se fosse mia figlia».
Nel corso della trasmissione, la donna ha rivolto un messaggio diretto alla madre della piccola Sofia:
«Chiedo scusa perché è stata una cosa troppo forte. Io non avrei mai fatto del male alla sua bambina. Vorrei che lei potesse capirlo».
La vicenda, avvenuta a Cosenza, ha suscitato forte emozione e dibattito, riaccendendo l’attenzione su temi delicati come la maternità, il disagio psicologico e la sicurezza nelle strutture sanitarie.



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