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Sanità, De Cicco: “Da case di cura a RSA, così si escludono i più fragili”

  • 17 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

Allarme su costi, accesso alle cure e diritto alla salute nel territorio di Rende e in Calabria


17 APR - COSENZA - “Non possiamo accettare che il diritto alla cura venga progressivamente sostituito da una logica economica che finisce per escludere i cittadini più fragili.”


È quanto dichiara il consigliere regionale Francesco De Cicco (Democratici Progressisti Meridionalisti), intervenendo sul processo di trasformazione del sistema sanitario che negli ultimi anni ha visto numerose strutture passare da case di cura a RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali).


“Si tratta di una trasformazione silenziosa ma profonda – prosegue De Cicco – che sulla carta risponde all’invecchiamento della popolazione, ma che nei fatti sta producendo una riduzione dell’accesso alle cure e un aumento dei costi a carico delle famiglie.”


Le case di cura garantivano prestazioni anche in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, risultando accessibili a una platea ampia.


Le RSA, invece, prevedono una compartecipazione economica significativa da parte delle famiglie.


Il risultato è evidente:

- meno posti accessibili gratuitamente;

- più costi a carico dei cittadini;

- liste d’attesa sempre più lunghe.


“Di fronte a questi costi – sottolinea De Cicco – molte famiglie si trovano davanti a una scelta drammatica: rinunciare all’assistenza oppure sostenere spese insostenibili nel lungo periodo.”


Emblematico è il caso del territorio di Rende, dove diverse strutture sono state riconvertite in RSA, riducendo di fatto l’accesso ai servizi per le fasce economicamente più deboli.


Tra i casi più discussi emerge quello del Centro Anziani di Rende, un tempo simbolo di un welfare solidale che garantiva assistenza a circa 50 anziani del territorio privi di una rete familiare economicamente solida.


Nel 2016, la struttura è stata trasformata in RSA, con un modello accessibile principalmente a chi dispone di risorse economiche adeguate. Una scelta voluta dall’allora assessore Artese, che ha segnato un cambiamento profondo, lasciando molte famiglie senza alternative immediate.


Ancora oggi si registrano segnalazioni da parte di cittadini che chiedono perché non si possa tornare a quel modello di welfare più inclusivo: un disagio reale e diffuso che riguarda anziani e pazienti fragili impossibilitati ad accedere alle cure per motivi economici.


Su questo punto interviene anche Francesco Midulla - Coordinatore Cittadino DPM Rende:


“Quella scelta ha inciso profondamente sul tessuto sociale della città. Si è passati da un modello inclusivo a un sistema che limita l’accesso ai servizi per chi non ha risorse economiche. Oggi molte famiglie si trovano senza risposte concrete.”


Le RSA prevedono rette mensili che possono superare i 1.500 – 2.500 euro, con una copertura pubblica spesso solo parziale.


Per molte famiglie questo significa trovarsi davanti a una scelta drammatica:

- rinunciare all’assistenza;

- oppure affrontare costi insostenibili nel lungo periodo.


Quando il reddito è basso o inesistente, le alternative diventano praticamente nulle.


La trasformazione delle strutture non è solo una questione tecnica o organizzativa.


È un tema che tocca diritti fondamentali:

- il diritto alla salute;

- il diritto all’assistenza;

- il diritto alla dignità nella terza età.


“Quando l’accesso alle cure dipende dal reddito – evidenzia De Cicco – si crea una sanità a due velocità, che mette in discussione i principi di equità del sistema pubblico.”


Il modello di welfare attualmente adottato risulta spesso eccessivamente burocratico, poco comprensibile e distante dalle reali esigenze del territorio.


Soprattutto nel periodo post-Covid, che continua a lasciare strascichi economici profondi, questa distanza si è fatta ancora più evidente, colpendo in particolare le fasce più fragili.


Purtroppo, il poco coinvolgimento e un atteggiamento di chiusura da parte della maggioranza che governa o dovrebbe governare il settore welfare, rischiano oggi di legittimare interventi e posizioni di chi, in passato, ha già prodotto risultati fallimentari.


L’auspicio resta quello di un cambio di passo: maggiore condivisione, ascolto e apertura verso chi rappresenta una parte attiva e determinante del percorso politico che ha portato alla vittoria dell’amministrazione Principe.


Dal territorio di Rende e della provincia di Cosenza emerge una richiesta chiara:


- maggiore controllo sulle trasformazioni delle strutture;

- più posti in convenzione pubblica;

- un sostegno economico reale alle famiglie.


La sanità, soprattutto quella destinata ai più fragili, non può diventare un privilegio.


Deve restare un diritto.

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