Agente della Polizia penitenziaria aggredito nel carcere di Rossano: sette punti di sutura. Il Sappe: «Serve un piano di emergenza»
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L'agente è stato colpito da un detenuto durante il servizio e ha riportato una ferita all'arcata sopracciliare. Il sindacato torna a chiedere interventi urgenti per affrontare l'emergenza negli istituti penitenziari italiani.
27 LUG - CORIGLIANO-ROSSANO (CS) – Nuovo episodio di violenza all'interno della casa circondariale di Rossano, dove un agente della Polizia penitenziaria è stato aggredito da un detenuto durante il servizio.
A rendere noto l'accaduto è il Sindacato autonomo di Polizia penitenziaria (Sappe), secondo cui il poliziotto ha riportato una ferita all'arcata sopracciliare che ha reso necessario il ricorso alle cure mediche. I sanitari gli hanno applicato sette punti di sutura e gli hanno diagnosticato una prognosi di dieci giorni.
Sull'episodio sono intervenuti Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe, e Francesco Ciccone, segretario nazionale del sindacato, che denunciano il crescente clima di tensione all'interno degli istituti penitenziari.
Secondo il Sappe, è ormai indispensabile un piano di emergenza nazionale che riporti le carceri «in un alveo di legalità e sicurezza», evidenziando come il sistema stia vivendo una fase di forte criticità.
Tra le principali richieste avanzate dal sindacato figurano il potenziamento dell'organico della Polizia penitenziaria, con l'assunzione di almeno 5.000 agenti nell'arco dei prossimi due anni, e una riorganizzazione degli istituti penitenziari in base ai diversi livelli di sicurezza, così da separare i detenuti più violenti da quelli a minore pericolosità.
Il Sappe sollecita inoltre interventi per contrastare l'introduzione illegale di telefoni cellulari negli istituti di pena, attraverso sistemi di schermatura, e chiede misure per ridurre il sovraffollamento carcerario, favorendo il ricorso alle misure alternative alla detenzione e all'utilizzo del braccialetto elettronico.
Il sindacato richiama infine l'attenzione sulla gestione dei detenuti con disturbi psichiatrici e delle persone tossicodipendenti, ritenendo necessario un percorso assistenziale dedicato che consenta di garantire cure adeguate e, al tempo stesso, migliori condizioni di sicurezza all'interno delle strutture penitenziarie.



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