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Aggressione al Pronto soccorso di Cosenza, medico colpito alla testa: danni per 15mila euro

  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Il professionista ha riportato un trauma cranico con una prognosi di cinque giorni. Un 36enne, già noto alle forze dell’ordine, avrebbe aggredito il medico dopo aver preteso di essere visitato prima degli altri pazienti e avrebbe danneggiato i locali


19 AGO - COSENZA – Emergono nuovi dettagli sull’aggressione avvenuta nella notte all’interno del Pronto soccorso dell’ospedale di Cosenza, dove un medico in servizio è stato aggredito da un uomo che avrebbe preteso di ricevere una visita con priorità rispetto agli altri pazienti presenti.


Il professionista ha riportato un trauma cranico ed è stato sottoposto alle cure mediche. Per lui è stata stabilita una prognosi di cinque giorni.


Oltre all’aggressione, l’episodio ha provocato anche ingenti danni alle strutture del Pronto soccorso, quantificati in circa 15 mila euro.


Secondo quanto ricostruito, l’episodio è avvenuto nell’area destinata ai codici bianchi, dove il medico stava svolgendo il proprio servizio.

Il 36enne, già noto alle forze dell’ordine, avrebbe chiesto di essere visitato prima delle altre persone presenti nella struttura. Di fronte al rifiuto del medico, legato evidentemente alle procedure previste per la gestione delle diverse urgenze, la situazione sarebbe rapidamente degenerata.


L’uomo avrebbe quindi aggredito il professionista, provocandogli il trauma cranico.


Durante i momenti di concitazione, l’aggressore avrebbe inoltre danneggiato diversi elementi all’interno dei locali del Pronto soccorso.


I danni provocati dalla sua azione sono stati successivamente quantificati in circa 15mila euro.


L’intervento delle guardie giurate in servizio all’interno dell’ospedale ha consentito di bloccare l’uomo. Poco dopo sono arrivati anche i Carabinieri, che hanno preso in consegna il 36enne e riportato la situazione alla normalità.


L’episodio riporta ancora una volta l’attenzione sulle condizioni di sicurezza degli operatori sanitari, spesso costretti a lavorare in situazioni di forte pressione all’interno dei reparti di emergenza.

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