Blitz antidroga, il procuratore Salvatore Curcio: “Per la ’ndrangheta il problema è come reinvestire i proventi”
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27 MAR - CATANZARO – Il vero nodo per le cosche non è più fare soldi, ma gestire e reinvestire le enormi ricchezze accumulate. È quanto ha sottolineato il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Salvatore Curcio, illustrando i dettagli dell’operazione della Guardia di Finanza che ha portato all’esecuzione di 15 misure cautelari per un traffico di droga esteso dal Vibonese a diverse regioni italiane.
Secondo il magistrato, la percezione del fenomeno da parte della comunità resta ancora limitata rispetto alla reale portata economica della ’ndrangheta. “Oggi – ha spiegato – il problema non è più produrre ricchezza, ma trovare modalità per reinvestire e riciclare i proventi illeciti”.
Curcio ha evidenziato come il narcotraffico rappresenti ormai la principale fonte di finanziamento delle organizzazioni mafiose, rendendo centrale l’attività investigativa proprio sul traffico di stupefacenti e sul riciclaggio dei capitali.
Un altro aspetto emerso riguarda l’evoluzione tecnologica delle cosche, che utilizzano sistemi di comunicazione sempre più sofisticati. Tra questi, piattaforme di messaggistica criptata come Sky Ecc e Matrix, strumenti che rendono particolarmente complessa l’identificazione degli utenti e l’acquisizione delle conversazioni da parte degli inquirenti.
Le indagini hanno inoltre confermato una struttura criminale sempre più articolata e “delocalizzata”, con collegamenti non solo con i grandi cartelli internazionali della droga, ma anche con altre organizzazioni mafiose attive in Europa.
Sul piano operativo, il comandante del Nucleo di Polizia economico-finanziaria, Salvatore Tramis, ha spiegato che la droga veniva trasportata principalmente su gomma, tramite autotrasportatori e corrieri. Parte degli stupefacenti sarebbe arrivata anche attraverso il porto di Civitavecchia, per poi essere smistata tra Lazio e Abruzzo, in particolare nell’area di Montesilvano e nel Chietino.
Il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, Pier Paolo Manno, ha infine sottolineato due elementi chiave emersi dall’indagine: da un lato l’elevato livello tecnologico raggiunto dalle organizzazioni criminali, dall’altro la rapidità dell’azione investigativa che ha portato all’esecuzione delle misure cautelari.



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