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Tentata estorsione nel Reggino, due fermi per il “pizzo” ai cantieri: decisive le denunce degli imprenditori

  • 1 ora fa
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11 MAG - REGGIO CALABRIA – Due persone sono state sottoposte a fermo dai Carabinieri della Compagnia di Locri, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, con l’accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo gli investigatori, gli indagati avrebbero agito per favorire la cosca di ’ndrangheta “Barbaro-Castani”, tentando di imporre il pagamento del pizzo ad alcune imprese impegnate in cantieri dell’area jonica reggina.


L’attività investigativa ha consentito di documentare almeno due distinti episodi intimidatori. Nel primo caso, i due avrebbero fatto irruzione nel piazzale di un’azienda chiedendo denaro contante al titolare e facendo riferimento al peso criminale della famiglia mafiosa di appartenenza, oltre che alla detenzione di alcuni affiliati.


In un secondo episodio, gli indagati si sarebbero presentati in un cantiere edile minacciando di fermare i lavori se non avessero potuto incontrare direttamente i responsabili dell’impresa. Anche in questa circostanza sarebbero stati evocati i legami con la cosca “Barbaro-Castani” per intimidire lavoratori e titolari.


Secondo quanto emerso dalle indagini, il principale indagato si sarebbe avvalso del supporto di un complice con il ruolo di autista. I provvedimenti di fermo sono stati eseguiti nei comuni di Bovalino e Platì.


Determinanti per l’inchiesta sono stati gli elementi raccolti attraverso i sistemi di videosorveglianza presenti nelle aree interessate. Le immagini hanno documentato il passaggio del veicolo utilizzato dagli indagati in orari compatibili con gli episodi contestati.


Gli investigatori hanno inoltre effettuato riconoscimenti fotografici che hanno consentito di ricostruire con precisione le presunte responsabilità dei due fermati.


Un ruolo decisivo nell’indagine è stato svolto dagli imprenditori coinvolti, che hanno scelto di denunciare gli episodi alle forze dell’ordine senza cedere alle richieste estorsive.


La collaborazione delle vittime, unita al lavoro investigativo dei Carabinieri e della DDA di Reggio Calabria, ha permesso di ricostruire il quadro accusatorio e arrivare all’emissione dei provvedimenti di fermo.

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