Cosenza, finto affitto e minacce a una famiglia con tre figli: due arresti
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Avrebbero occupato e affittato abusivamente un immobile comunale, chiedendo alla famiglia migliaia di euro con minacce e aggressioni. In carcere un 50enne, ai domiciliari una 37enne
15 AGO - COSENZA – Un appartamento comunale trasformato in una fonte di guadagno attraverso un presunto sistema di minacce, richieste di denaro e furti. È quanto emerge dall’indagine della Procura di Cosenza che ha portato all’emissione di due misure cautelari nei confronti di una 37enne, V.G., e di un 50enne, L.P., entrambi cosentini e accusati, in concorso, di estorsione aggravata e continuata.
Il Gip del Tribunale di Cosenza, Letizia Benigno, ha disposto gli arresti domiciliari per la donna e la custodia cautelare in carcere per l’uomo. I due sono assistiti, rispettivamente, dagli avvocati Gelsomino e Ferrari.
La vicenda avrebbe avuto inizio nell’aprile del 2026, quando una giovane coppia romena, con tre figli minori, è arrivata a Cosenza in cerca di una sistemazione. Prima di trovare un alloggio, la famiglia avrebbe trascorso alcune notti dormendo in auto tra i vicoli di Cosenza Vecchia.
La possibilità di avere finalmente un tetto sarebbe arrivata con un appartamento di via San Tommaso, vicino all’abitazione dei due indagati. Per l’alloggio era stato concordato un canone mensile di 250 euro. Secondo la ricostruzione degli investigatori, però, l’immobile sarebbe stato di proprietà del Comune di Cosenza e i due si sarebbero presentati alla famiglia come legittimi proprietari, gestendolo di fatto senza alcun titolo.
Il pagamento del canone non sarebbe bastato. Tra maggio e la fine di luglio, gli indagati avrebbero iniziato a chiedere alla famiglia ulteriori somme di denaro con una frequenza quasi quotidiana.
Nel complesso, secondo l’ipotesi accusatoria, le richieste avrebbero consentito ai due di ottenere più di 3 mila euro non dovuti. A questo si sarebbero aggiunti diversi episodi di furto. Avendo una copia delle chiavi dell’abitazione, i due sarebbero entrati più volte nell’appartamento, portando via oggetti di valore ma anche beni di uso quotidiano, tra cui vestiti, detersivi e persino carta igienica.
A rendere ancora più grave il quadro ricostruito dagli inquirenti sarebbero state le intimidazioni rivolte alla famiglia. Nel provvedimento cautelare vengono riportate frasi minacciose, tra cui l'avvertimento di essere cacciati di casa e di subire conseguenze fisiche qualora non avessero consegnato il denaro.
In un'altra circostanza sarebbe stata pronunciata anche una minaccia particolarmente grave nei confronti dell'intero nucleo familiare. Alle intimidazioni verbali si sarebbero aggiunti, secondo l'accusa, episodi di violenza fisica, con calci e pugni.
La situazione è arrivata a un punto di rottura quando sono intervenuti i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile. I militari avrebbero accompagnato la famiglia nell'abitazione per consentirle di recuperare gli effetti personali e lasciare definitivamente l'appartamento.
Nella stessa giornata, però, l'auto della donna, una Audi A4, è stata incendiata. Il tempestivo intervento dei vigili del fuoco ha evitato conseguenze più gravi. Gli accertamenti tecnici successivi avrebbero stabilito l'origine dolosa del rogo, elemento che è confluito nel quadro investigativo ricostruito dalla Procura.
Dopo l'incendio, la famiglia romena ha formalizzato una denuncia-querela, fornendo agli investigatori una ricostruzione dettagliata di quanto sarebbe accaduto nei mesi precedenti.
Le testimonianze raccolte e gli altri elementi acquisiti durante le indagini hanno portato la Procura a chiedere l'applicazione delle misure cautelari, successivamente disposte dal Gip. Il procedimento si trova ora nella fase degli interrogatori di garanzia: i due indagati, assistiti dai rispettivi difensori, potranno fornire la propria versione dei fatti e contestare le accuse.
Le contestazioni dovranno essere valutate nelle successive fasi del procedimento e, allo stato, nei confronti dei due resta ferma la presunzione di innocenza fino a un eventuale giudizio definitivo.



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