Cosenza, in vendita i locali del MAM: Orrico denuncia “una grave perdita culturale”
- 13 apr
- Tempo di lettura: 2 min
13 APR - COSENZA - A Cosenza si accende il dibattito sulla decisione della Provincia di mettere in vendita i locali che ospitano il MAM – Museo delle Arti e dei Mestieri. Una scelta che ha suscitato la dura reazione dell’assessore ai Quartieri, Giovanni Orrico, che parla apertamente di una possibile “spoliazione culturale” per la città.
Secondo Orrico, un museo non può essere considerato un semplice immobile da alienare. “È un organismo vivo – sottolinea – capace di raccontare il passato e dialogare con il futuro”. Il MAM, negli anni, ha rappresentato non solo un luogo espositivo, ma anche un punto di riferimento per la comunità, simbolo di identità e resilienza in un contesto urbano complesso.
La cifra richiesta per la vendita, pari a 823.730 euro, viene ritenuta insufficiente a risolvere le criticità economiche dell’Ente, ma potenzialmente molto dannosa per il tessuto culturale cittadino. “Un presidio culturale – evidenzia – non può essere trattato come un bene qualsiasi”.
L’assessore racconta anche una riflessione personale maturata durante una visita al mercatino dell’artigianato su Corso Telesio, dove ha percepito quanto siano fondamentali i luoghi fisici capaci di custodire e valorizzare le tradizioni locali. “Il MAM – spiega – racconta la trasformazione della materia e dell’animo umano attraverso l’arte: è un patrimonio vivo”.
Particolarmente forte è il rammarico per il possibile vuoto che si verrebbe a creare nel centro storico. In un’area già segnata da spopolamento e fragilità sociali, il museo rappresentava una “luce accesa”, un presidio culturale e sociale. La sua chiusura o riconversione rischierebbe di indebolire ulteriormente il cuore storico della città.
Orrico richiama anche i principi costituzionali e comunitari: la tutela del patrimonio storico e artistico, sancita dall’articolo 9 della Costituzione, e il valore del patrimonio culturale come elemento di coesione sociale riconosciuto a livello europeo.
Tra le principali preoccupazioni vi è il rischio che, una volta venduto, l’immobile venga destinato a usi commerciali, snaturando la sua funzione originaria. “Un bene collettivo – avverte – potrebbe trasformarsi in un privilegio per pochi, perdendo il suo valore pubblico”.
Infine, l’auspicio: che eventuali acquirenti, come fondazioni o realtà sensibili al tema, possano garantire la continuità della funzione culturale del MAM, mantenendolo accessibile alla cittadinanza.
“Una città che perde i suoi riferimenti culturali – conclude Orrico – è una città più fragile, esposta all’abbandono. Svendere l’arte significa non comprendere che è proprio ciò che appare superfluo a rendere una società davvero civile”.



Commenti