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Cosenza, truffa sui bonus edilizi da 15 milioni: 50 indagati davanti al GUP

  • 3 apr
  • Tempo di lettura: 2 min

03 APR - COSENZA - Una presunta maxi frode sui bonus edilizi da circa 15 milioni di euro approda davanti al giudice. Sono cinquanta le persone per cui la Procura di Cosenza ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito di un’inchiesta su crediti d’imposta fittizi legati a lavori mai eseguiti.


L’udienza preliminare è fissata per il 13 aprile 2026 davanti al GUP Letizia Benigno. Le accuse, a vario titolo, vanno dalla truffa aggravata all’associazione per delinquere fino all’autoriciclaggio.


L’indagine, coordinata dalla Guardia di Finanza, avrebbe portato alla luce un articolato meccanismo attivo tra il 2021 e il 2023, con epicentro a Cetraro e ramificazioni in diversi centri della provincia, tra cui Rende, Acquappesa, Roggiano Gravina e San Marco Argentano.


Secondo gli inquirenti, il sistema si basava su una catena di falsificazioni: immobili inesistenti indicati come oggetto di ristrutturazione, fatture per lavori mai realizzati e l’utilizzo di nominativi fittizi di tecnici e professionisti per rendere credibili le pratiche.


I crediti d’imposta così generati venivano poi ceduti, tra gli altri, a Poste Italiane, permettendo di ottenere liquidità in tempi rapidi, seppur con uno sconto sul valore nominale.


Gli investigatori hanno ricostruito 29 operazioni sospette, con importi variabili tra circa 100mila euro e 1,5 milioni ciascuna.


Tra gli indagati, sette rispondono anche dell’ipotesi associativa. Al vertice dell’organizzazione, secondo l’accusa, ci sarebbero due coniugi con un ruolo di coordinamento.


Parte dei proventi illeciti sarebbe stata reinvestita attraverso operazioni di autoriciclaggio, in particolare con l’acquisto di oro da investimento. Durante le perquisizioni, la Guardia di Finanza ha sequestrato circa tre chilogrammi di monete d’oro, mentre una parte del patrimonio non è stata ancora rintracciata.


La presunta truffa non riguarderebbe solo il Superbonus 110%, ma anche altre agevolazioni come Ecobonus, Sismabonus e Bonus facciate. Il meccanismo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato sempre lo stesso: creare crediti fittizi, monetizzarli tramite cessione e disperdere le somme.


Sarà ora il GUP a valutare se gli elementi raccolti dalla Procura siano sufficienti per disporre il rinvio a giudizio. Le difese potranno contestare l’impianto accusatorio e avanzare eventuali richieste alternative.

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