Mare verde e schiume sul Tirreno calabrese, Arpacal rassicura: «È una naturale fioritura di microalghe»
L'Agenzia regionale spiega il fenomeno osservato lungo la costa: caldo intenso, forte irraggiamento e scarso ricambio d'acqua favoriscono la proliferazione delle microalghe. Intanto proseguono monitoraggi e campionamenti per verificare la qualità delle acque.
26 LUG - COSENZA – Le acque che in questi giorni hanno assunto sfumature verdi o marroni, accompagnate dalla presenza di schiume lungo alcuni tratti della costa tirrenica calabrese, hanno suscitato preoccupazione tra residenti e turisti. A fare chiarezza è l'Arpacal (Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente della Calabria), che attribuisce il fenomeno a una intensa fioritura di microalghe marine favorita dalle particolari condizioni climatiche di questo periodo.
Secondo quanto rilevato dai tecnici dell'Agenzia, il cambiamento di colore del mare e la formazione di schiume superficiali derivano dalla combinazione tra moto ondoso e proliferazione di microalghe, un processo naturale che si sviluppa quando si verificano contemporaneamente elevate temperature, forte irraggiamento solare e scarso ricambio delle acque, soprattutto nelle aree più riparate.
L'elevata concentrazione di clorofilla e la successiva decomposizione delle microalghe determinano così le caratteristiche tonalità che possono variare dal verde al marrone.

Per monitorare costantemente la situazione, Arpacal ha intensificato le attività di controllo lungo il litorale calabrese. Sono in corso campionamenti microbiologici delle acque di balneazione e prelievi nei corsi d'acqua e alle foci dei fiumi, tra cui quella dell'Angitola, per valutare l'eventuale presenza di nutrienti di origine antropica che possono favorire la crescita algale.
I campioni vengono analizzati nei laboratori dell'Agenzia, operativi anche durante il fine settimana, mentre i risultati sono consultabili sul portale istituzionale dell'ente.
Tra gli interventi effettuati figura anche quello a Scilla, dove i tecnici hanno utilizzato un drone acquatico per rimuovere gli accumuli di schiuma presenti in superficie, ripristinando rapidamente la trasparenza dello specchio d'acqua.
Nella nota diffusa dall'Agenzia, oltre alle spiegazioni di carattere scientifico, trova spazio anche un richiamo alla responsabilità collettiva nella salvaguardia dell'ambiente.
«Il monitoraggio e la conoscenza devono tradursi in azioni concrete per ridurre le pressioni ambientali che insistono sui nostri corsi d'acqua e sulle coste. La tutela del mare richiede l'impegno di tutte le istituzioni competenti: il mare ci restituisce ogni scelta che compiamo sulla terra», evidenzia Arpacal.
L'episodio registrato in questi giorni non modifica il quadro generale della qualità delle acque calabresi. L'ultimo report sulla balneazione pubblicato da Arpacal, basato sui dati consolidati dell'ultimo quadriennio, restituisce infatti una situazione ampiamente positiva.
Nel corso della precedente stagione balneare sono state monitorate 649 acque di balneazione distribuite in 114 comuni costieri, attraverso 4.179 campioni di routine, 150 campioni suppletivi e 8.658 analisi microbiologiche, effettuate secondo quanto previsto dalla normativa nazionale.
La classificazione evidenzia che:
89,21% delle acque rientra nella classe "Eccellente";
6,63% nella classe "Buona";
1,54% risulta "Sufficiente";
2,62% è classificato come "Scarsa", con conseguenti limitazioni temporanee alla balneazione.
Tradotto in estensione del litorale, oltre il 96% dei chilometri di costa calabrese presenta una qualità delle acque classificata tra Eccellente e Buona, mentre le criticità restano circoscritte a limitati tratti costieri, generalmente in prossimità di foci o aree maggiormente antropizzate.
Il fenomeno osservato in questi giorni, conclude Arpacal, è quindi riconducibile a condizioni ambientali e climatiche favorevoli alla proliferazione delle microalghe e non rappresenta, allo stato delle verifiche, un indice di inquinamento diffuso delle acque marine.



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