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Sanità territoriale, l’Asp di Cosenza firma uno dei primi accordi in Italia: via a Case della Comunità e telemedicina

  • 1 giorno fa
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30 GIU - COSENZA – L’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza compie un passo decisivo nell’attuazione della riforma della sanità territoriale prevista dal DM 77, sottoscrivendo con la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG) provinciale l’Accordo Integrativo Aziendale che disciplina il funzionamento delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità.


L’intesa, firmata dal commissario straordinario Vitaliano De Salazar e dal segretario provinciale della FIMMG Antonio Pio D’Ingianna, è tra le prime in Italia a essere sottoscritta dopo l’entrata in vigore del nuovo Accordo Collettivo Nazionale della medicina generale del 23 giugno 2026 e punta a rendere pienamente operativa la nuova rete di assistenza territoriale.


L’accordo accompagna la fase conclusiva della realizzazione della rete sanitaria territoriale dell’Asp di Cosenza, che conta già 23 strutture completate, di cui 16 Case della Comunità e 7 Ospedali di Comunità, prossime all’attivazione con il completamento degli organici e dei servizi.


«Siamo nel rush finale di un percorso destinato a cambiare profondamente il modo di erogare l’assistenza sul territorio – ha dichiarato De Salazar –. Con questo accordo rafforziamo l’integrazione tra tutte le professionalità coinvolte, migliorando la presa in carico dei cittadini e rendendo più efficiente la rete dei servizi».


Il documento attribuisce un ruolo centrale ai medici di medicina generale, che lavoreranno all’interno delle Case della Comunità in stretta collaborazione con specialisti ambulatoriali, infermieri di famiglia e di comunità, psicologi, fisioterapisti, assistenti sociali e altre figure sanitarie.


L'obiettivo è garantire un'assistenza più vicina ai cittadini, favorendo la continuità delle cure, una migliore gestione delle patologie croniche e una presa in carico più efficace delle persone fragili.


Tra le principali novità dell'accordo figura la creazione di una rete dedicata alla promozione dei corretti stili di vita, con programmi di prevenzione rivolti al contrasto della sedentarietà, dell'obesità e dei principali fattori di rischio cardiovascolare.


In una delle Case della Comunità sarà inoltre avviata una sperimentazione con uno spazio dedicato all'attività motoria assistita, destinato ad accompagnare le persone sedentarie verso percorsi di esercizio fisico controllato.


Altro pilastro della riforma è la telemedicina, che metterà in collegamento Case della Comunità, Ospedali di Comunità e Residenze sanitarie assistenziali attraverso servizi di teleconsulto e telemonitoraggio, con l'obiettivo di ridurre ricoveri evitabili e accessi impropri ai Pronto soccorso.


L'accordo rafforza anche la medicina d'iniziativa, introducendo percorsi dedicati all'individuazione precoce del decadimento cognitivo e favorendo il collegamento diretto con i Centri per i disturbi cognitivi e le demenze.


Tra le novità più rilevanti anche una misura destinata ai pazienti diabetici: i medici di famiglia potranno rinnovare direttamente i piani terapeutici relativi ai dispositivi per il diabete quando non saranno necessarie modifiche cliniche.


«Stimiamo di liberare circa 10 mila visite diabetologiche ogni anno, consentendo agli specialisti di dedicarsi ai casi più complessi e contribuendo alla riduzione delle liste d'attesa», ha spiegato D'Ingianna.


L'intesa introduce inoltre la possibilità, su base volontaria, per i medici di medicina generale di prestare servizio negli Ospedali di Comunità, rafforzando il collegamento tra assistenza ospedaliera e territoriale nella gestione dei pazienti che non necessitano più di cure per acuti ma non possono ancora rientrare a domicilio.


L'accordo disciplina infine l'organizzazione della continuità assistenziale nelle Case della Comunità, integrandola con la Centrale Operativa Territoriale, il servizio 116117 e gli strumenti di telemedicina, oltre a prevedere specifiche misure per migliorare la sicurezza e le condizioni di lavoro del personale sanitario.


«Le Case della Comunità – ha concluso De Salazar – non saranno semplicemente nuovi edifici, ma il punto di riferimento della sanità territoriale del futuro. Vogliamo costruire un sistema fondato sulla prossimità, sull'innovazione, sulla prevenzione e sulla piena integrazione tra tutte le professionalità sanitarie, offrendo ai cittadini servizi sempre più efficienti e vicini ai loro bisogni».

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