Usura e minacce mafiose: arrestati due imprenditori legati alla “Confederazione cosentina”
- 27 apr
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27 APR -COSENZA - Operazione contro usura ed estorsione tra Cosenza e la Capitale: due imprenditori di origine calabrese sono stati arrestati con l’accusa di aver concesso prestiti a tassi usurari, arrivando a superare il 300% annuo, e di aver utilizzato metodi intimidatori riconducibili alla criminalità organizzata.
Le indagini, condotte dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, hanno fatto emergere un sistema strutturato di finanziamenti illegali rivolti a imprenditori e professionisti in difficoltà economica. Le vittime, una volta entrate nel circuito, sarebbero state sottoposte a pressioni e minacce per il recupero delle somme, secondo modalità tipiche delle organizzazioni mafiose.
Secondo gli inquirenti, i due arrestati sarebbero collegati alla cosiddetta “Confederazione cosentina”, una struttura criminale riconducibile alla 'Ndrangheta, capace di coordinare diversi gruppi attivi sul territorio e di estendere i propri interessi anche fuori regione.
Nel corso dell’inchiesta è stato ricostruito un giro di prestiti per oltre 3 milioni di euro, concessi a circa 25 persone. Contestato anche l’esercizio abusivo dell’attività finanziaria, con un sistema parallelo capace di condizionare l’economia locale.
Durante le operazioni, le Fiamme Gialle hanno sequestrato circa 300mila euro in contanti, ritenuti destinati a nuovi prestiti usurari. Inoltre, è stato rinvenuto un vero e proprio arsenale composto da due fucili automatici, due pistole semiautomatiche dotate di silenziatore e numerose munizioni.
L’operazione ha coinvolto anche la provincia cosentina, dove sono state eseguite perquisizioni e sequestri nei confronti di altri tre soggetti, attualmente sotto indagine.



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