Cosenza, ginecologo condannato per la morte di un feto in un parto gemellare
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03 APR - COSENZA - Il Tribunale Penale di Cosenza ha condannato un ginecologo a 9 mesi di reclusione e a 9 mesi di interdizione dai pubblici uffici per la morte di un feto durante un parto gemellare avvenuto in una casa di cura cittadina. Disposto anche il risarcimento dei danni in favore dei genitori.
La sentenza è stata emessa al termine del processo in cui la Procura della Repubblica aveva chiesto una pena di sei mesi con attenuanti generiche. Il giudice ha invece accolto integralmente le richieste della parte civile, riconoscendo responsabilità più gravi rispetto a quanto sostenuto dall’accusa.
Nel corso del dibattimento è emerso un quadro di diverse carenze nella gestione del caso clinico. Secondo quanto ricostruito, il medico avrebbe commesso errori sia nella fase prepartale sia nei momenti immediatamente precedenti al parto.
Tra gli elementi più rilevanti, la decisione di indirizzare la paziente verso una struttura di primo livello, ritenuta non adeguata per una gravidanza ad alto rischio. La donna, infatti, aveva 41 anni ed era alla prima gravidanza gemellare monocoriale biamniotica, condizione che richiede un monitoraggio specialistico.
I consulenti tecnici ascoltati in aula hanno evidenziato ulteriori criticità: la mancata corretta classificazione della gravidanza tra l’11ª e la 13ª settimana, controlli effettuati con strumenti non idonei e tempi del parto superiori a quelli raccomandati dalle linee guida per questo tipo di gestazione.
Alla luce delle evidenze scientifiche, il Tribunale ha ritenuto accertato il nesso tra la condotta del sanitario e l’esito dell’evento. In particolare, sia la gestione della gravidanza sia la scelta della struttura avrebbero contribuito in modo determinante alla morte del feto, nato privo di vita.
Nella sentenza è stato richiamato anche il principio della tutela del concepito, sempre più riconosciuto dalla giurisprudenza. Secondo questo orientamento, il nascituro possiede una rilevanza giuridica e affettiva già durante la gravidanza.
La perdita del feto, quindi, non viene considerata soltanto come l’interruzione di un progetto di vita, ma come la lesione di un legame concreto e del diritto alla vita familiare.
Oltre alla condanna penale, il Tribunale ha disposto il risarcimento dei danni a favore dei genitori, con una provvisionale immediatamente esecutiva e il pagamento delle spese legali.
La decisione si inserisce in un orientamento giurisprudenziale che attribuisce crescente valore alla dimensione affettiva della genitorialità già nella fase della gravidanza, riconoscendo il diritto a un ristoro pieno in caso di eventi lesivi.



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