Incendio al caseificio antiracket di Reggio Calabria: arrestato 54enne, contestata l’aggravante mafiosa
- 19 giu
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19 GIU - REGGIO CALABRIA – Svolta nelle indagini sull’incendio che nell’ottobre del 2025 colpì il caseificio “Delizie della Natura”, attività riconducibile agli imprenditori Demetrio e Pasquale Praticò, aderenti all’associazione antiracket “Reggio Libera Reggio”. Su disposizione del Gip del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un 54enne reggino, gravemente indiziato di essere l’autore del rogo.
All’indagato viene contestato il reato di incendio aggravato dal cosiddetto metodo mafioso. Come previsto dalla legge, l’uomo è da considerarsi presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

L’episodio risale alla notte del 7 ottobre 2025, quando un furgone commerciale appartenente al caseificio, parcheggiato in via Fra’ Gesualdo Melacrinò, nel centro storico cittadino, venne avvolto dalle fiamme.
Secondo la ricostruzione investigativa, il rogo si sarebbe rapidamente propagato ad altri veicoli parcheggiati nelle vicinanze, provocando danni a diverse autovetture e alla facciata di un edificio adiacente. L’incendio avrebbe inoltre creato una situazione di concreto pericolo per i residenti della zona.
Determinante per l’identificazione del presunto responsabile sarebbe stata l’attività della Squadra Mobile di Reggio Calabria. Gli investigatori, attraverso l’analisi dei sistemi di videosorveglianza presenti nell’area, avrebbero ricostruito i movimenti dell’uomo immortalato mentre raggiungeva il luogo dell’incendio a bordo di una bicicletta.
Le immagini avrebbero documentato il momento in cui il soggetto si avvicina al mezzo, versa del liquido infiammabile e appicca il fuoco, allontanandosi subito dopo. Successivi accertamenti tecnici e investigativi avrebbero consentito di rafforzare il quadro indiziario, anche attraverso la ricostruzione del percorso effettuato dal presunto autore fino alla propria abitazione.
Secondo quanto emerge dall’ordinanza cautelare, il movente dell’azione non sarebbe stato ancora completamente chiarito. Tuttavia, per gli inquirenti e per il giudice, l’episodio presenterebbe una chiara finalità intimidatoria.
La contestazione dell’aggravante mafiosa si fonda infatti sulla presunta volontà di lanciare un messaggio intimidatorio nei confronti degli imprenditori coinvolti, noti per il loro impegno nell’associazione antiracket “Reggio Libera Reggio”. Un gesto che, secondo gli investigatori, sarebbe stato percepito sul territorio come riconducibile alle modalità operative tipiche della criminalità organizzata.
L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, prosegue per chiarire tutti gli aspetti della vicenda e verificare eventuali ulteriori responsabilità.
Il Gip, nel disporre la misura cautelare, ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e il rischio di reiterazione del reato, evidenziando come l’episodio presenti caratteristiche compatibili con un’intimidazione di particolare rilevanza sul piano sociale e criminale.



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