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Inchiesta "Recovery", 51 condanne e 25 assoluzioni nel processo abbreviato: 26 anni a Francesco Patitucci

  • 4 ore fa
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Il gup di Catanzaro ha emesso la sentenza nei confronti di 76 imputati coinvolti nell'inchiesta della Dda sul traffico di droga tra Cosenza, area urbana e provincia. Il procedimento rappresenta una costola dell'operazione "Reset".


22 LUG - CATANZARO – Si è concluso con 51 condanne e 25 tra assoluzioni e proscioglimenti il processo celebrato con rito abbreviato nato dall'inchiesta "Recovery", coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sul presunto traffico di sostanze stupefacenti tra Cosenza, l'area urbana e la provincia.


La sentenza è stata pronunciata dal gup del Tribunale di Catanzaro, Marinela Sculco, nei confronti di 76 imputati. L'indagine rappresenta uno dei filoni investigativi collegati alla più ampia operazione "Reset", con la quale la Dda ha ricostruito l'esistenza di una presunta struttura unitaria della 'ndrangheta operante nel Cosentino.


La condanna più alta: 26 anni a Patitucci


La pena più severa è stata inflitta a Francesco Patitucci, condannato a 26 anni di reclusione in continuazione con la sentenza già emessa nel processo "Reset".


A 20 anni di carcere sono stati invece condannati Carlo Bruno, Michele Di Puppo, Antonio Illuminato (anche per lui in continuazione con "Reset"), Marco Lucanto, Filippo Meduri, Mario Renato Piromallo, Roberto Porcaro e Michele Rende.


L'accusa: un sistema criminale riorganizzato dopo "Reset"


Secondo la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia, dopo i primi arresti dell'operazione "Reset" i gruppi criminali avrebbero tentato di riorganizzare le proprie attività attraverso un modello definito dagli investigatori come un vero e proprio "Sistema", fondato sulla spartizione del territorio, una cassa comune e alleanze tra diversi gruppi.


Al centro della presunta organizzazione vi sarebbero due compagini: il cosiddetto "clan degli italiani", riconducibile alle famiglie Lanzino-Patitucci, e il "clan degli Zingari" degli Abbruzzese, noto come "Banana". Attorno a questi avrebbero operato diversi gruppi satellite attivi nell'area urbana di Cosenza, nella Valle del Crati, nell'Esaro, sulla fascia tirrenica e nella Sibaritide.


Per la Dda, il sistema avrebbe continuato a gestire il traffico di droga e le attività estorsive anche dopo gli arresti scaturiti dall'operazione "Reset".


Oltre ai 26 anni inflitti a Patitucci e alle condanne a 20 anni per otto imputati, il gup ha disposto:


  • 19 anni e 7 mesi a Gianfranco Sganga;

  • 18 anni e 5 mesi a Danilo Turboli;

  • 18 anni e 2 mesi a Marco D'Alessandro;

  • pene comprese tra 11 e 9 anni per Massimiliano Lo Polito, Pamela D'Ambrosio, Andrea D'Elia, Alessandro Meduri, Manuel Esposito, Pietrangelo Meduri, Salvatore Pati, Vincenzo Caputo, Francesco Costantino De Luca, Simone Ferrise e Ivan Montualdista;

ulteriori condanne con pene comprese tra 8 anni e 10 mesi e 4 mesi per gli altri imputati giudicati colpevoli.


Sono invece stati assolti o prosciolti 25 imputati: Emanuele Apuzzo, Giuseppe Bartolomeo, Leonardo Bevilacqua, Umberto Cacozza, Antonio Capitano, Luigia Capitano, Simone Carrieri, Vanessa De Vuono, Danilo Forte, Michele Gedeone, Francesco Gentile, Pasquale Germano, Claudio Giannini, Francesco Grupillo, Rolando Liguori, Pietro Mazzei, Francesco Meduri, Daniela Monaco, Alessandro Morrone, un altro imputato omonimo di cognome Morrone, Filippo Occhiuzzo, Aurelio Pittino, Luigi Ricca, Carmelo Silano e Giuseppe Trimboli.


Con la decisione del giudice per l'udienza preliminare si chiude il primo grado del rito abbreviato relativo all'inchiesta "Recovery", mentre resta ferma la presunzione di innocenza degli imputati fino all'eventuale passaggio in giudicato delle sentenze.

 
 
 

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