Omicidio Perrotta a Sangineto, il Riesame conferma il carcere per Domenico Orsino
- 2 giorni fa
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Il Tribunale della Libertà ha rigettato la richiesta della difesa: resta in carcere l’uomo accusato dell’aggressione costata la vita ad Antonio Perrotta. Scarcerato invece il fratello Umberto, per il quale il Gip aveva escluso la presenza di indizi sufficienti
PAOLA (CS) – Resta in carcere Domenico Orsino, accusato dell’aggressione che ha portato alla morte di Antonio Perrotta, 34 anni, padre di quattro figli e residente a Fuscaldo. Il Tribunale della Libertà ha sciolto la riserva nella tarda mattinata di oggi, rigettando la richiesta presentata dai legali dell’indagato, gli avvocati Alessandro Gaeta e Francesco Gelsomino.
I giudici del Riesame hanno quindi confermato la misura della custodia cautelare in carcere, ritenendo non sufficienti le argomentazioni avanzate dalla difesa per ottenere una modifica della misura.
L’aggressione è avvenuta nella notte tra l’8 e il 9 agosto, nei pressi della discoteca “Il Castello” di Sangineto. Perrotta è morto successivamente in conseguenza delle ferite riportate.
I filmati e le testimonianze al centro dell’inchiesta
Il quadro indiziario nei confronti di Orsino si fonda, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sugli elementi raccolti nelle ore immediatamente successive all’aggressione.
Particolare rilievo avrebbero avuto i filmati degli impianti di videosorveglianza presenti nella zona e le testimonianze raccolte da Carabinieri e Polizia, impegnati nelle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Paola.
Proprio l’analisi delle immagini e le dichiarazioni acquisite avrebbero consentito agli investigatori di ricostruire la dinamica dell'accaduto e di individuare il presunto autore dell’aggressione.
Diversa la posizione del fratello Umberto Orsino, inizialmente fermato insieme a Domenico.
I due fratelli, originari di Belvedere Marittimo ma residenti in Lussemburgo, erano stati rintracciati dai Carabinieri nei pressi della loro abitazione estiva. Secondo quanto emerso dagli atti, non avrebbero tentato di allontanarsi e avevano già programmato il rientro in Lussemburgo.
Dopo l’udienza di convalida davanti al Gip del Tribunale di Paola, Maria Grazia Elia, Umberto è stato scarcerato. Il giudice ha rigettato la richiesta di applicazione della misura cautelare avanzata dalla Procura, ritenendo che nei suoi confronti non emergessero elementi sufficienti a configurare un coinvolgimento nell'aggressione.
Un altro elemento centrale dell’inchiesta riguarda la dinamica dell’aggressione.
Dalle testimonianze e dall’analisi dei filmati sarebbe emerso un quadro differente rispetto alle prime ricostruzioni, che avevano ipotizzato una violenta aggressione con numerosi calci e pugni.
La ricostruzione riportata negli atti giudiziari sarebbe invece quella di un singolo pugno sferrato da Domenico Orsino al volto di Perrotta, che avrebbe provocato la caduta all’indietro della vittima e il conseguente impatto della testa.
Le modalità dell’aggressione sono state definite dal giudice «oggettivamente allarmanti» e ricondotte anche a una presunta difficoltà nel controllo degli impulsi.
Sul piano giuridico, inoltre, la contestazione è stata ricondotta all’omicidio preterintenzionale, ipotesi nella quale l’evento mortale va oltre l’intenzione dell'autore dell'aggressione.
La decisione del Tribunale della Libertà non chiude l’inchiesta. Gli accertamenti coordinati dalla Procura di Paola proseguono e gli investigatori sono ora in attesa del deposito completo delle risultanze dell’autopsia e degli ulteriori accertamenti disposti sul caso.
Gli elementi medico-legali saranno importanti per definire con maggiore precisione le cause della morte e il rapporto tra l’aggressione e il decesso di Perrotta.
La posizione di Domenico Orsino resta quindi al centro dell’indagine, mentre gli sviluppi investigativi e processuali dovranno chiarire definitivamente le responsabilità per la morte del 34enne.



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