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Sequestrata nel Vibonese un’officina navale abusiva: scoperto rimessaggio nautico senza autorizzazioni

  • 25 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

25 MAG - VIBO VALENTIA – Un’attività abusiva di rimessaggio nautico e officina navale è stata scoperta e sequestrata nel Vibonese nel corso di un’operazione congiunta condotta da Guardia di Finanza, Guardia Costiera e Polizia Locale. L’intervento ha portato alla denuncia dei presunti responsabili per reati ambientali e violazioni delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.


Secondo quanto emerso dagli accertamenti, l’attività veniva svolta all’interno di un grande capannone di circa 1.800 metri quadrati utilizzato illegalmente come area di rimessaggio e manutenzione di imbarcazioni, senza le necessarie autorizzazioni amministrative e ambientali previste dalla normativa vigente.


All’interno della struttura gli operatori hanno trovato 34 natanti, 13 autoveicoli, 22 motori marini e numerose attrezzature da officina. Il materiale sarebbe stato sistemato lungo tutta l’area mediante rimorchi, cavalletti e invasi nautici, con l’obiettivo di sfruttare al massimo gli spazi disponibili e aumentare la capacità dell’attività abusiva.


Durante il sopralluogo sarebbero inoltre emerse pesanti criticità dal punto di vista della sicurezza e della tutela ambientale. Gli investigatori hanno riscontrato condizioni strutturali precarie, con particolare riferimento alla copertura del capannone, giudicata fortemente deteriorata.


All’interno dell’area sarebbero stati inoltre accumulati numerosi rifiuti pericolosi e non pericolosi, privi di adeguata separazione e senza alcun sistema di tracciabilità previsto dalla legge.


Gli accertamenti avrebbero delineato un quadro di totale irregolarità rispetto ai requisiti di sicurezza, igiene e gestione ambientale imposti dalla normativa di settore.


L’intera struttura è stata immediatamente sequestrata mentre i presunti responsabili sono stati denunciati per violazioni ambientali e per l’assenza dei necessari titoli autorizzativi.


Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbe stato inoltre effettuato un cambio di destinazione d’uso del terreno e del fabbricato, circostanza che ha aggravato ulteriormente il quadro delle contestazioni mosse nel corso dell’operazione.

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