Naufragi e tempeste, 13 cadaveri in due settimane tra Sicilia e Calabria
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20 FEB - COSENZA - Tredici corpi senza vita recuperati in mare in appena due settimane tra le coste siciliane e calabresi. Un bilancio drammatico che riaccende i riflettori sulla rotta del Mediterraneo centrale, segnata da naufragi e condizioni meteo estreme.

L’ultimo ritrovamento è avvenuto ieri sulla spiaggia di Torrazza, nel territorio di Petrosino, tra Marsala e Mazara del Vallo. Due giorni prima, al tramonto, un altro corpo era stato avvistato in mare a San Vito Lo Capo, nel Trapanese, da un pescatore che stava tornando in mare dopo giorni di maltempo. Martedì sera un ulteriore cadavere era stato recuperato al largo di Custonaci.
Andando a ritroso, domenica 15 febbraio un uomo con indosso un giubbotto salvagente è stato trovato al largo della costa sud di Marsala. Nei giorni precedenti altri cinque corpi erano stati recuperati nelle acque intorno all’isola di Pantelleria. Il 5 febbraio, inoltre, un altro cadavere era riaffiorato nei pressi dell’isola della Colombaia, di fronte al porto di Trapani.
Altri tre corpi sono stati rinvenuti lungo le coste tirreniche tra il Vibonese e il Cosentino.
Si tratterebbe, secondo le prime ipotesi, di migranti morti in mare in seguito al naufragio delle imbarcazioni con cui tentavano la traversata, probabilmente travolte dalle violente mareggiate che tra il 18 e il 21 gennaio hanno interessato il Sud Italia, anche a causa del ciclone “Harry”.
In molti casi l’identificazione risulta estremamente difficile: diversi cadaveri erano già in avanzato stato di decomposizione o presentavano parti del corpo compromesse dalla permanenza prolungata in mare. Talvolta non è possibile stabilire neppure il sesso delle vittime.
Un dramma silenzioso che continua a consumarsi lungo le coste del Mediterraneo, segnando con numeri e storie senza nome una delle rotte migratorie più pericolose al mondo.



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